Luigi Rossi, aiuto cuoco nell’hospice racconta

Abbiamo intervistato Luigi Rossi, addetto in cucina presso la Casa Madonna dell’Uliveto di Montericco di Albinea, Reggio-Emilia.

 

Luigi, vuoi presentarti?
Luigi: Mi chiamo Luigi Rossi e sono addetto in cucina, all’aiuto delle cuoche. Sono qui dall’inizio, dal 2000, subito dopo essere andato in pensione dalle Poste. Ho fatto il corso per diventare  volontario e sono stato assegnato qui, dove mi trovo benissimo perchè sono a contatto con i malati e loro famigliari e il rapporto umano è molto bello e intenso, nel senso che un sorriso, uno sguardo, una parola aiutano a superare momenti così difficili.

Come è stato entrare nella realtà dell’hospice?
Luigi: Ho dovuto seguire un corso per capire come funzionava la struttura, com’era organizzata e come erano i vari tipi di malattia. Nel tempo l’hospice è cresciuto molto e il numero dei volontari è aumentato. Ognuno, come me, offre quello che può, quello per cui è più adatto, nel rapportarsi con i malati, anzi con gli ospiti, perché qui chi viene accolto è un “ospite” più che un “ammalato”. Essere ospiti ha un significato molto importante e bello.

Perchè continui a fare il volontario?
Luigi: Mi gratifica molto sapere di dare una mano a qualcuno che ne ha bisogno…e potrei averne bisogno anch’io. Sapere che c’è qualcuno che può darti una mano nel momento del bisogno è molto di conforto, è uno scambio tra persone. Anche io potrei avere bisogno e mi piacerebbe sapere che potrei ricevere aiuto.

Come ci si rapporta con una persona afflitta da una malattia?
Luigi: L’importante, quando una persona viene all’hospice, è farla sentire accolta, ascoltata. L’accoglienza espressa dalle persone che circondano l’ospite fa sì che questi abbia una vita più serena. L’accoglienza e il contatto umano sono la cosa più importante, tolgono dolore a chi ne ha già tanto. La Madonna dell’Uliveto che vedi nel logo dell’hospice è una Madonna che abbraccia, che accoglie, ed è molto importante sapere che un posto così esista.

Il cibo, perchè è importante in tutto questo?
Luigi: Innanzi tutto, le cuoche fanno un giro e chiedono agli ospiti cosa vogliono e questo li fa sentire partecipi. Il menù è esposto ed è un modo ulteriore per coinvolgerli, perché diventano partecipi della collettività che li accoglie. C’è un menu variegato, di rilevante valore, perché va incontro ai desideri dell’ammalato. Se vuole il brodino, la pasta asciutta, gli gnocchi…abbiamo addirittura un ospite vegano, ed è una novità . Noi ci avviciniamo a lui anche in questo ed è molto importante. Questa è la leva che muove le persone che sono qui: andare incontro. All’inizio è stato chiesto ai volontari di proporre ricette. Le usiamo ancora, in base alle stagioni e dei desideri.  Qui si mangia bene, non solo per la qualità del menu, ma anche per come viene servito. Anche il famigliare si può fermare e la domenica non dico ci sia la ressa, ma insomma… si mangia bene e vicino ai propri cari è il massimo!

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